Edizione di grande prestigio quella 2012 per “Il Maiale in carne ed Ossa“, appuntamento cultural-gastronomico che torna a Montegabbione a partire da venerdì 20 fino a domenica 22 gennaio 2012. Una tre giorni di grande impatto, che vede al centro di numerose iniziative il maiale, l’agricoltura e i molteplici aspetti che ruotano attorno all’allevamento.
Salute, territorio, ma anche tradizioni popolari, sicurezza alimentare, architettura, degustazioni; momenti conviviali e di confronto con alcuni tra i massimi esperti di agricoltura sociale nazionali, il tutto ospitato dalla sempre attenta accoglienza del Comune di Montegabbione.Si comincia dalla frazione Faiolo venerdì 20 gennaio, con un percorso sensoriale guidato dallo Studio “Vinifera” e dai Sommeliers della FISAR di Orvieto. Protagonisti i momenti di degustazione degli oli extravergini del Territorio.
La Cantina Tenuta Corini di Montegabbione (TR) si prepara al prossimo Vinitaly 2012 con un bel video promozionale. Corini da tempo si è affermata come una delle migliori realtà vitivinicole dei colli del Chiani. Di particolare pregio il suo Frabusco (Sangiovese e Montepulciano) e il bianco Casteldifiori, che usa un vitigno mai usato in zona, prima il Sauvignon Bianco. Non mi resta che augurarvi buona visione!
Si è concluso a Montegabbione “Il maiale in carne ed ossa” edizione 2011. Durante l’evento è stato possibile degustare tanti prodotti tutti rigorosamente montegabbionesi, dal vino alla pregiata carne suina.
Si è svolto anche un’interessante convegno dal titolo “la via della qualità nella zootecnia contadina“, a cui hanno preso parte sia esponenti politici, che giornalisti enogastronomici come Riccardo Lagorio e Professori universitari come Luciano Giacchè dove si è discusso del futuro prossimo della norcineria locale, obiettivo quello di portare innovazione tenendo conto della grande tradizione norcina di Montegabbione, nell’intervista il Sindaco Andrea Ricci spiega tutti i progetti dell’amministrazione comunale.
Nella giornata conclusiva invece si è svolta la benedizione degli animali in occasione di Sant’Antonio Abate, le vie del paese si sono così popolate di simpatici amici per la gioia dei bambini
Più tardi, in piazza si è svolta la tradizionale spezzatura del maiale, dove sapienti mani hanno messo in pratica l’antico rituale del taglio della carne, un’arte ben conosciuta qui a Montegabbione.
Il piccolo paese dell’Alto orvietano, ha alle spalle una lunga tradizione di norcineria, che oggi tenta il rilancio, cercando nuova linfa seguendo la strada dell’innovazione e della qualità. L’evento non a caso si inserisce proprio durante i festeggiamenti di Sant’Antonio Abate, che ha come simbolo proprio un maiale. Nell’icoografia più diffuso il suino rappresentato è proprio il “porco cinturello” chiamato anche “maiale di sant’antonio” un tipo di maiale molto diffuso ad Orvieto e nelle sue campagne, a conferma di ciò oltre al’affresco in Duomo attribuito a Pietro di Puccio (secolo XIV) e raffigurante un Sant’Antonio abate con il particolare “porco cinturello” in basso a destra (vedi foto), altro affresco simile nell’iconografia lo troviamo nella chiesa di Sant’Antonio sempre sulla Rupe questa volta opera del Pastura . Ad Orvieto è stata organizzata anche un’interessante mostra di ceramiche dal titolo “Cotto e biscotto. Il porco cinturello in carne e… ossidi” di seguito un passaggio della prefazione scritta da Alberto Satolli per il catalogo della mostra e ripresa dal blog di Zeffiro Ciuffoletti
Proprio davanti alla piazza del bellissimo duomo orvietano c’era uno spiazzo erboso detto campus porchorum, che intorno al 1315 fu radicalmente modificato in campus florum. In effetti, per la città di Orvieto e per il suo contado il maiale nel medioevo doveva rappresentare una formidabile risorsa alimentare, tanto è vero che, nella zona, era tradizionalmente presente fino a pochi decenni fa la pratica di allevare durante l’anno il Porco di Sant’Antonio. Tutti dovevano concorrere a nutrirlo per poi mangiarlo il giorno della festa del Santo, il 17 gennaio, in un grande banchetto collettivo. Quello stesso giorno si svolgeva nella città e nei paesi della campagna la cerimonia della benedizione degli animali, che, ripuliti e infiocchettati, venivano portati alla cerimonia della benedizione. Nell’occasione si distribuivano i biscotti di Sant’Antonio, ossia tortucce, ciambelle all’anice e “panettuzzi” con le iniziali del Santo. Come è noto, l’uccisione del maiale nel mondo contadino del passato rappresentava una vera grande festa. Di norma avveniva nel mese di novembre per San Martino, ma la “spezzatura” del suino si svolgeva nei giorni a seguire con la preparazione di piatti saporiti come le fave condite con la “ventricina” del maiale, i fagioli con le cotiche, la polenta con i fegatelli, bistecche e braciole, le zampette, il baffo ecc…
Era un vero trionfo del porco, come aveva scritto Giulio Cesare Croce nel suo celebre trattato. E del porco sono rimaste tracce significative nell’arte e nelle terrecotte medievali. I primi esempi di porci cinturelli, rappresentati nelle ceramiche medievali, sono presenti su due boccali orvietani di maiolica arcaica trecentesca. I due reperti sono davvero belli e si vede molto bene la raffigurazione del maialino cintato, appunto il porco di Sant’Antonio. Alcuni studiosi non si sono accorti della caratteristica e hanno parlato di cinghiali neri fasciati di bianco. Addirittura – come nota puntualmente Satolli – sono giunti a scambiare la “cintura” per una gualdrappa, parlando di «cinghiale con un dorso coperto da un drappo».
In verità cinghiale e maialino si sono sempre confusi nell’antichità e in tempi recenti si era persa la conoscenza delle caratteristiche del maialino cintato sopravvissuto solo in piccole aree della Toscana. Oggi invece si è scoperto che certe caratteristiche genetiche accomunano il cinghiale al “porco cinturello”. Proprio quello che figura nell’iconografia di Sant’Antonio.
In questo contesto Montegabbione con i suoi norcini sta tentando lentamente di riportare alla ribalta il suo porco cinturello, servirà del tempo ma la strada è quella giusta
Il convegno promosso dall’Associazione “Giugno 44″ che si è tenuto a Montegabbione il 19 giugno 2010 per ricordare la Grande Battaglia che venne combattuta tra inglesi e tedeschi il 16 giugno 1944. Al convegno hanno partecipato Harry Shindler, della “Italy Star Association”, associazione dei reduci inglesi della campagna d’Italia della seconda guerra mondiale, il Generale Franco Stella, comandante delle Marche e dell’Umbria, Fabio Roncella dell’associazione “Giugno 44″ ed infine i saluti e le conclusioni del Sindaco di Montegabbione Andrea Ricci.