Successo per Parrano Meets SeneGambia

PARRANO MEETS THE WORLD dedicato al Senegal ed il Gambia è stato possibile grazie alla Hermitage Travel e alla disponibilità dei Governi del Senegal e della Gambia. Speriamo di aver fornito la giusta ospitalità ed accoglienza. Da parte nostra per loro un grande ringraziamento.
Si è chiuso domenica 24 luglio il primo appuntamento di PARRANO MEETS THE WORLD dedicato al Senegal e la Gambia. Sono stati 4 giorni straordinari per Parrano, un piccolo centro che si è trovato al centro di un dibattito importante che riguarda i rapporti tra il nord ed il sud del mondo, la qualoità del nostri futuro.Un ringraziamento va al Comune di Parrano e a tutte le istituzioni che hanno patrocinato l’iniziativa, agli sponsor che l’hanno sostenuta e ai tanti volontari che hanno contribuito a farla.

Qui alcuni link video:

Servizio TG3, minuto 09:00:
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-0a09bbe2-a0f4-4ff5-8e9d-39eb227004cd-tgr.html#p=0

Video sul Senegal e Gambia realizzato da l’Agenziadiviaggi.tv
http://www.youtube.com/watch?v=giUq4aYLM3k

Parrano su Rainews24 con il Senegal e la Gambia

Lunedì 20 giugno 2011 è andato in onda durante la trasmissione AltreVoci Diritti Negati uno speciale sul turismo ecosostenibile e responsabile che ha visto protagonista il piccolo paese di Parrano. Infatti alla fine di Luglio proprio nel mio minuscolo Comune si svolgerà il primo appuntamento di Parrano Meets The World che vedrà protagonista il Senegal ed il Gambia. Sotto il video della trasmissione dove sono intervenuti il Sindaco Gino Mechelli, Stefano Fodra per l’APT dell’Umbria e Francesco Martino come rappresentante dell’Associazione l’Upupa.

 

Le Tane del Diavolo di Parrano

Sabato 11 giugno in occasione dell’inaugurazione del Parco Termale “Bagno del Diavolo” si è tenuto a Parrano un convegno molto interessante sul turismo ipogeo dal titolo “L’uomo e la grotta. Un progetto per valorizzare i complessi ipogei, il turismo “verde” e le attività connesse”, qui il programma della giornata,  che ha visto intervenire personalità di rilievo come l’Archeologa Maria Cristina De Angelis della Soprintendenza per i Beni Archeologi dell’Umbria che ha illustrato nel suo intervento la storia recente degli scavi delle “Tane del Diavolo” ripercorrendo tutte le fasi principali dagli inizi XX secolo fino ai giorni nostri. Molto interessante anche l’ipotesi dell’utilizzo delle grotte, infatti accantonata l’idea di una fruizione per fini abitativi negli ultimi anni si è andata sempre più rafforzando l’ipotesi di un uso ritualistico delle cavità, troppo inaccessibili e scomode per poter essere abitate. La De Angelis parla di cerimonie forse legate al passaggio dall’adolescenza all’età adulta, magari tramite una prova “fisica”, con il giovane impiegato nella discesa in queste cavità buie e inospitali, oppure di rituali “religiosi”. Purtroppo non sapremo mai con certezza cosa i nostri antenati dell’età del bronzo combinavano alle Tane del Diavolo, di certo in quel periodo erano uno dei centri più importanti del Centro Italia insieme alle grotte di Belverde a Cetona. Infatti i reperti ritrovati nel corso degli anni attesterebbero una frequentazione di genti provenienti da tutta la penisola. Uno di questi reperti è proprio la “Venere Verde” ritrovata proprio nei pressi delle Tane del Diavolo, oppure il pregiato piatto con figura femminile e orecchini, di cui ne esiste solo un altro pezzo simile, rinvenuto nelle vicine grotte di Cetona. Di seguito la play list degli interventi della giornata, buona visione.

http://www.youtube.com/p/ED54DE94BD24B785?version=3&hl=it_IT&fs=1

Welcome to Sengal 1° Giorno

22 maggio 2011, arrivo all’aereoporto Internazionale di Dakar, Senegal, intitolato al loro primo Presidente, Léopold Sédar Senghor, intorno alle ore 07:50. Il primo spostamento con il pulmino è stato alla volta dell’Hotel XXX dove abbiamo lasciato i bagagli per poi ripartire dopo poche ore alla volta del Lago Rosa nei pressi di Saly.

Questo spostamento, che sulla carta sembrava breve, si è subito dimostrato molto complesso, infatti abbiamo impiegato ben due ore per percorrere circa quarata kilometri. Oltre al traffico congestionato della capitale, abbiamo anche dovuto fare i conti con la strada veramente dissestate che da Dakar si sviluppa verso il Lago Rosa (la guida ci ha assicurato che presto queste strade saranno tutte rinnovate dall’attuale Presidente, AbdoulayeWade). Lungo il tragitto scorrevano immagini di un Senegal in continuo movimento, colorato e pacifico. La nostra guida senegalese, “Ciro”, ci raccontava della storia recente del paese. Tra le cose più curiose che ho potuto osservare il gran numero di pulmini stracarcarichi di persone sballottate a destra e a sinistra tra le strade di Dakar. Ma la cosa ancora più curiosa era che ogni pulmino aveva sempre uno o due uomini aggrappati dietro, con lo sportello aperto. In seguito ci spiegarono che questa strana “usanza” in realtà faceva parte di un complesso sistema di pagamento del viaggio sul bus. Il mezzo infatti era di un proprietario che lo “affittava” ad un prezzo standard ad un autista, che a sua volta ingaggiava degli “aiutanti” per monitorare il flusso di passeggeri e riscuotere i soldi del biglietto. Una continua lotta per la sopravvivenza,

Lago Rosa, Senegal

Intorno all’ora di pranzo siamo arrivati al LagoRosa, dopo un gradevole pranzo con pollo e riso, accompangato a fine pasto con uno squisito the alla menta.

Siamo partiti alla volta del lago su furgoni fuoristrada, tanto vecchi quanto rumorosi. Il lago, forse anche per il poco sole si presentava con un colorito rosa scuro, nel primo tratto numerosi “cavatori” di sale, lavoravano faticosamente per accumulare enormi montagne di sale grezzo. Ogni mucchietto aveva un proprietario. Intanto intorno al mezzo che di tanto in tanto si fermava per far meglio apprezzare i panorami del luogo, si radunavano numerose persone intente a venderti qualsiasi suppellettile o souvenir. Il nostro furgone veniva inseguito anche quando era iun movimento con ogni mezzo, il più assurdo era un vecchissimo “Si”, che ancora non riesco a capacitarmi di come facesse ancora a funzionare, miracoli dell’ingegno senegalese. Mentre ci lasciavamo alle spalle il primo tratto del lago, con le piroghe colorate e i mucchi di sale raccolto, siamo passati in una zona che in pochi attimi si è colorata del verde delle innumerevoli coltivazioni. Sinceramente la vista di questi piccoli campi coltivati mi ha molto colpito, mai avrei immaginato di trovare dell’agricoltura così ricca in questa zona desertica. I contadini, avevano scavato enormi buche, da cui attingevano con dei secchi per annaffiare le loro colture. Principalmente venivano coltivati cavoli, peperoncini, carote, peperoni e prezzemolo.

La seconda tappa del tour del LagoRosa è stata la visita al villaggio Peul, un villaggio popolato da nomadi, che oltre alla possibilità di costruirsi un’abitazione ricevevano in uso anche un piccolo fazzoletto di terra da coltivare, tutte proprietà che avrebbero poi perso, una volta abbandonato il villaggio. La comunità che popolava questo accampamento era molto numerosa e presentava delle caratteristiche peculiari, infatti i matrimoni venivano fatti tutti tra i membri della stessa famiglia, praticamente gli sposi erano sempre minimo cugini, questo per non disperdere i beni e perdere le proprie radici e tradizioni, anche se purtroppo spesso determinava la nascita di numerosi bambini con gravi problemi. In particolare il capo villaggio aveva quattro mogli, di cui due “ereditate” da suo fratello dopo la sua morte con sedici figli e le altre due con dieci figli. Finito il piccolo giro in mezzo alle capanne e alla sabbia siamo risaliti sopra i nostri potenti mezzi d’escursione e siamo ripartiti a tutta velocità in mezzo alle dune del deserto. Una folle corsa che ci ha portato anche in rivoa all’oceano, forse la parte più divertente dell’intera giornata, con l’adrenalina a mille e paesaggi mozzafiato che ci ha fatto rivivere il sapore della gloriosa Parigi-Dakar che aveva come arrivo ufficiale proprio le LacRose. Ritornati al nostro pulino siamo ripartiti alla volta del nostro hotel Les Amarylles a Saly, prima però ci siamo fermati lungo la strada per salutare una foresta di baobab, che proprio sul tramonto ci offrivano uno spettacolo straordinario. 

A Giugno il Fosso del Bagno tornerà ad essere “il mare di Parrano”

La vecchia piscina del Fosso del Bagno

Eccoci, finalmente dopo lunghi anni di attesa a Giugno, il Fosso del Bagno tornerà ad essere quello che nella memoria di molti parranesi era considerato “il mare di Parrano”. Sono passati molti decenni da quando scelte scellerate distrussero proprio in quella zona una piccola piscina, che da tutti, per quei tempi, rappresentava un valido passatempo e punto d’incontro. Negli anni settanta quella vasca fu distrutta, per far posto ad un colossale progetto termale, purtroppo i risultati ancora possiamo vederli sotto i nostri occhi, a distanza di trenta anni, sono rimasti solo desolanti casermoni in cemento, vuoti e tristi, che si erigono proprio sotto il borgo. Il Fosso del Bagno è quindi piombato nell’abbandono più totale, un posto dimenticato, popolato solamente da sporadici avventori, che apprezzavano la desolatezza del luogo, oltre la meravigliosa cornice naturalistica. Così ho imparato a conoscerlo anche io, da piccolo con i bagni nella minuscola pozza, dove un vecchio tubo portava quell’acqua dal sapore strano e misterioso. Più avanti, proprio sotto la forra una rigogliosa flora acquatica ricopriva il torrente che dalle Tane del Diavolo scende a valle. Un luogo sicuramente suggestivo, ma che nella mente di tutti i parranesi più anziani suscitava tristezza per quello che aveva rappresentato in passato e tanta amarezza in quelli più giovani per quello che non era più stato. Oggi finalmente, nel mese di giugno dopo diversi anni si riuscirà ad aprire il Parco Termale ribattezzato “Bagno del Diavolo“. Un parco che è frutto dall’impegno e dalla determinazione di tutta la comunità parranese, perchè oltre ai fondi stanziati dalla Regione la realizzazione è stata possibile anche grazie al duro lavoro volontario di tanti parranesi, che con il loro sudore hanno dedicato il loro tempo libero al completamento dei lavori. Un risultato veramente straordinario, che parte dal lontano 2002, anno in cui il neo-sindaco Gino Mechelli presentò alla Regione la richiesta per la revoca della concessione dell’acqua termale, che all’epoca era affidata al precedente proprietario del Castello, Cividin.

Oggi, alla vigilia dell’apertura inizio a sentire il primo vociare di persone che poco o nulla sanno della vicenda del parco termale e di quello che realmente rappresenta per noi parranesi. Giudizi che si fondano sul nulla, sul pressappochismo, con nessun fondo di verità. L’area del Parco Termale è stata bonificata e sistemata e sfido chiunque a dire il contrario, questo è stato fatto per renderla fruibile a tutti, giovani e meno giovani, bambini e turisti. Io mi ricordo quando in quel posto c’erano solo sterpaie ed erbacce, sicuramente sarà stato più selvaggio ma che funzione avrà mai potuto avere un luogo riservato per solo pochi avventurosi frequentatori? Forse chi parla lo fa senza ragionare o solo per il gusto di polemizzare. L’accesso al Parco è libero e gratuito e tale rimarrà.

Parco "Bagno del Diavolo"

Non c’è mai stata nessuna intenzione di chiudere l’accesso, proprio perchè l’idea principale è quella di rianimare quel luogo, renderlo accessibile e non il contrario. Altro discorso per la vasca termale, per l’accesso sarà previsto un biglietto d’ingresso, di 7€ per i residenti dei 5 comuni limitrofi e 15€ per i non residenti. Un costo, credo, assolutamente ragionevole, che servirà per coprire le spese di mantenimento del Parco, oppure i sapienti critici credono che di poter risolvere le problematiche legate ai costi in altra maniera? Il Parco si presenta semplice, così come era nell’intenzione e nel volere di tutti, una vasca e un piccolo chiosco di legno, qualche panca dove sedersi e nulla più. Io credo che tra la desolazione di prima e la sistemazione di adesso scelgo senza ombra di dubbio lo stato attuale delle cose senza alcun ripensamento.

Di seguito una delle “accuse” più comuni che vengono mosse:

Il fosso del bagno è stato sempre un posto magico, fuori misura persino dal silenzio assordante delle nostre campagne, era bello perché era un rifugio, non c’era la percezione del tempo, sentivo il mistero di un’acqua maneggiata dagli dei, ora perché dovrei pagare 15€ per un luogo che mi sembra abbia perso gran parte di quel fascino solo perché non è più gratis? W.M.

Ripeto, di rifugi ce ne sono molti, la macchia dell’Elmo ne è piena, non capisco proprio perchè rifugiarsi proprio in un posto che rifugio non lo è mai stato, visto che da sempre  è stato popolato dalla gente comune che veniva in questo luogo a rinfrescarsi in totale tranquillità. Per non parlare dell’acqua maneggiata dagli dei, se c’è qualcosa che finalmente si potrà usufruire è proprio quell’acqua miracolosa, che adesso proviene dal nuovo pozzo scavato vicino la forra e non certo quella che sgorgava dal vecchio tubo arrugginito, spesso contaminata dal guano dei pipistrelli e infiltrata da altre falde acquifere… certo è sempre più facile viaggiare con la fantasia e dar fiato alla bocca che lavorare con il sudore sulla fronte per realizzare qualcosa di concreto e tangibile.

Quindi tra un luogo frequentato da pochi e sporadici avventori io preferisco un luogo vivo e a disposizione di tutti i cittadini.

Per un ulteriore approfondimento invito a leggere questa scheda fatta per l’Ecomuse del Paesaggio Orvietano, fatto grazie al contributo attivo di tutta la popolazione parranese

Clicca sulle immagini per ingrandirle

Scheda Ecomuseo del Paesaggio


Confronto Spot turismo italiano e spagnolo

Bene sarà sintetico, guardate lo spot del nostro governo per pubblicizzare il turismo in Italia (concentriamoci sul video e tralasciamo che lo spot è fatto da un personaggio odiato dalla metà degli italiani e preso in giro in tutto il mondo) e poi gustiamoci quello spagnolo…ne emerge il grande baratro che il nostro paese si è scavato in questi anni di berlusconismo…buona visione.

Magic Italy

I need Spain