Quasi casualemente, da una conversazione amichevole nata su facebook con il mio amico Fabrizio “Rasna” Baldi, ho scoperto una cosa abbastanza curiosa. Il tutto nasce dal mio interesse per l’origine del nome della Città di Orvieto (per molti ancora non chiaro e molto dibattuto quindi eviterei di approfondire ora e qui questo argomento), dal latino “Urbe Vetus“, ovvero Città Vecchia. Curiosamente, andando ad esplorare nei dintorni di Orvieto, in direzione del Tirreno, in quella terra, sospesa tra Lazio e Toscana, denominata “Tuscia“, ecco che con grande stupore troviamo altre “Vecchie Città”. Infatti, partendo da sud, ecco Civitavecchia, che non ah bisogno nemmeno di troppe traduzioni. Spostandoci più a nord ecco Viterbo, che ho scoperto derivare dal latino “Vetus Urbe“, per poi terminare, ancora una volta sulla costa con Orbetello, “Urbs Vetuli“. Altra città antica risulta essere Vetralla, il nome si ritiene derivi dal latino Vetus aula (Antico luogo) o da Vetus alia (altra città (sottointeso) vecchia con riferimento a Viterbo (Vetus urbs). Questo territorio quindi potrebbe essere denominato oltre che Tuscia anche “Tera delle Antiche Città”. Questo porterebbe al superamento delle difficoltà di indentificazione della Tuscia, dovute a secoli di stravolgimenti militari, che hanno visto cambiare nel corso dei secoli, l’unità territoriale della Tuscia, compromessa definitivamente con la crisi dell’Impero Romano, e suddivisa con il tempo in Tuscia et Umbria, per poi suddividersi in Tuscia longobardorum, suddivisa poi in Ducato di Tuscia, la parte occidentale e Ducato di Spoleto, la parte orientale e la Tuscia Romana a Sud. Particolare di non poco conto, Viterbo, capitale dell’odierna Tuscia all’epoca non faceva parte della “Tuscia romana”.
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Facciamo ordine sulla vicenda del pozzo in Piazza della Repubblica ad Orvieto
Erano scoccate da poco le ore 16:20 del 24 novembre 2011, quando sul giornale online orvietonews.it viene pubblicato un comunicato così intitolato “Rivoluzione in arrivo a Piazza della Repubblica, nuova viabilità e interventi nell’arredo urbano“. Il comunicato rendeva pubblico il progetto del Comune di riorganizzazione della piazza, dove come primo punto veniva messa la rimozione delle odiate fioriere. La proposta di modifica presentata dall’attuale Assessore al Decoro Urbano e Suolo Pubblico Leonardo Brugiotti si giustificava più o meno così:
“rientra tra i provvedimenti di indirizzo politico relativi all’occupazione del suolo pubblico e dell’arredo urbano approvati recentemente dall’Amministrazione Comunale“. Un progetto quindi che si pone come obiettivo quello di ampliare la zona pedonale ed il divieto di transito delle auto nel centro di Orvieto, tutto molto bello fin qui, se non ci fosse la questione “spostamento pozzo scuola Scalza”. Il povero pozzo, attualmente in piazza dell’Erba, secondo questo progetto, dovrebbe essere ricollocato, come si legge nel comunicato “all’intersezione delle tre diagonali di piazza della Repubblica“. Apriti cielo.
Le Tane del Diavolo di Parrano
Sabato 11 giugno in occasione dell’inaugurazione del Parco Termale “Bagno del Diavolo” si è tenuto a Parrano un convegno molto interessante sul turismo ipogeo dal titolo “L’uomo e la grotta. Un progetto per valorizzare i complessi ipogei, il turismo “verde” e le attività connesse”, qui il programma della giornata, che ha visto intervenire personalità di rilievo come l’Archeologa Maria Cristina De Angelis della Soprintendenza per i Beni Archeologi dell’Umbria che ha illustrato nel suo intervento la storia recente degli scavi delle “Tane del Diavolo” ripercorrendo tutte le fasi principali dagli inizi XX secolo fino ai giorni nostri. Molto interessante anche l’ipotesi dell’utilizzo delle grotte, infatti accantonata l’idea di una fruizione per fini abitativi negli ultimi anni si è andata sempre più rafforzando l’ipotesi di un uso ritualistico delle cavità, troppo inaccessibili e scomode per poter essere abitate. La De Angelis parla di cerimonie forse legate al passaggio dall’adolescenza all’età adulta, magari tramite una prova “fisica”, con il giovane impiegato nella discesa in queste cavità buie e inospitali, oppure di rituali “religiosi”. Purtroppo non sapremo mai con certezza cosa i nostri antenati dell’età del bronzo combinavano alle Tane del Diavolo, di certo in quel periodo erano uno dei centri più importanti del Centro Italia insieme alle grotte di Belverde a Cetona. Infatti i reperti ritrovati nel corso degli anni attesterebbero una frequentazione di genti provenienti da tutta la penisola. Uno di questi reperti è proprio la “Venere Verde” ritrovata proprio nei pressi delle Tane del Diavolo, oppure il pregiato piatto con figura femminile e orecchini, di cui ne esiste solo un altro pezzo simile, rinvenuto nelle vicine grotte di Cetona. Di seguito la play list degli interventi della giornata, buona visione.
http://www.youtube.com/p/ED54DE94BD24B785?version=3&hl=it_IT&fs=1
A Giugno il Fosso del Bagno tornerà ad essere “il mare di Parrano”
Eccoci, finalmente dopo lunghi anni di attesa a Giugno, il Fosso del Bagno tornerà ad essere quello che nella memoria di molti parranesi era considerato “il mare di Parrano”. Sono passati molti decenni da quando scelte scellerate distrussero proprio in quella zona una piccola piscina, che da tutti, per quei tempi, rappresentava un valido passatempo e punto d’incontro. Negli anni settanta quella vasca fu distrutta, per far posto ad un colossale progetto termale, purtroppo i risultati ancora possiamo vederli sotto i nostri occhi, a distanza di trenta anni, sono rimasti solo desolanti casermoni in cemento, vuoti e tristi, che si erigono proprio sotto il borgo. Il Fosso del Bagno è quindi piombato nell’abbandono più totale, un posto dimenticato, popolato solamente da sporadici avventori, che apprezzavano la desolatezza del luogo, oltre la meravigliosa cornice naturalistica. Così ho imparato a conoscerlo anche io, da piccolo con i bagni nella minuscola pozza, dove un vecchio tubo portava quell’acqua dal sapore strano e misterioso. Più avanti, proprio sotto la forra una rigogliosa flora acquatica ricopriva il torrente che dalle Tane del Diavolo scende a valle. Un luogo sicuramente suggestivo, ma che nella mente di tutti i parranesi più anziani suscitava tristezza per quello che aveva rappresentato in passato e tanta amarezza in quelli più giovani per quello che non era più stato. Oggi finalmente, nel mese di giugno dopo diversi anni si riuscirà ad aprire il Parco Termale ribattezzato “Bagno del Diavolo“. Un parco che è frutto dall’impegno e dalla determinazione di tutta la comunità parranese, perchè oltre ai fondi stanziati dalla Regione la realizzazione è stata possibile anche grazie al duro lavoro volontario di tanti parranesi, che con il loro sudore hanno dedicato il loro tempo libero al completamento dei lavori. Un risultato veramente straordinario, che parte dal lontano 2002, anno in cui il neo-sindaco Gino Mechelli presentò alla Regione la richiesta per la revoca della concessione dell’acqua termale, che all’epoca era affidata al precedente proprietario del Castello, Cividin.
Oggi, alla vigilia dell’apertura inizio a sentire il primo vociare di persone che poco o nulla sanno della vicenda del parco termale e di quello che realmente rappresenta per noi parranesi. Giudizi che si fondano sul nulla, sul pressappochismo, con nessun fondo di verità. L’area del Parco Termale è stata bonificata e sistemata e sfido chiunque a dire il contrario, questo è stato fatto per renderla fruibile a tutti, giovani e meno giovani, bambini e turisti. Io mi ricordo quando in quel posto c’erano solo sterpaie ed erbacce, sicuramente sarà stato più selvaggio ma che funzione avrà mai potuto avere un luogo riservato per solo pochi avventurosi frequentatori? Forse chi parla lo fa senza ragionare o solo per il gusto di polemizzare. L’accesso al Parco è libero e gratuito e tale rimarrà.
Non c’è mai stata nessuna intenzione di chiudere l’accesso, proprio perchè l’idea principale è quella di rianimare quel luogo, renderlo accessibile e non il contrario. Altro discorso per la vasca termale, per l’accesso sarà previsto un biglietto d’ingresso, di 7€ per i residenti dei 5 comuni limitrofi e 15€ per i non residenti. Un costo, credo, assolutamente ragionevole, che servirà per coprire le spese di mantenimento del Parco, oppure i sapienti critici credono che di poter risolvere le problematiche legate ai costi in altra maniera? Il Parco si presenta semplice, così come era nell’intenzione e nel volere di tutti, una vasca e un piccolo chiosco di legno, qualche panca dove sedersi e nulla più. Io credo che tra la desolazione di prima e la sistemazione di adesso scelgo senza ombra di dubbio lo stato attuale delle cose senza alcun ripensamento.
Di seguito una delle “accuse” più comuni che vengono mosse:
Il fosso del bagno è stato sempre un posto magico, fuori misura persino dal silenzio assordante delle nostre campagne, era bello perché era un rifugio, non c’era la percezione del tempo, sentivo il mistero di un’acqua maneggiata dagli dei, ora perché dovrei pagare 15€ per un luogo che mi sembra abbia perso gran parte di quel fascino solo perché non è più gratis? W.M.
Ripeto, di rifugi ce ne sono molti, la macchia dell’Elmo ne è piena, non capisco proprio perchè rifugiarsi proprio in un posto che rifugio non lo è mai stato, visto che da sempre è stato popolato dalla gente comune che veniva in questo luogo a rinfrescarsi in totale tranquillità. Per non parlare dell’acqua maneggiata dagli dei, se c’è qualcosa che finalmente si potrà usufruire è proprio quell’acqua miracolosa, che adesso proviene dal nuovo pozzo scavato vicino la forra e non certo quella che sgorgava dal vecchio tubo arrugginito, spesso contaminata dal guano dei pipistrelli e infiltrata da altre falde acquifere… certo è sempre più facile viaggiare con la fantasia e dar fiato alla bocca che lavorare con il sudore sulla fronte per realizzare qualcosa di concreto e tangibile.
Quindi tra un luogo frequentato da pochi e sporadici avventori io preferisco un luogo vivo e a disposizione di tutti i cittadini.
Per un ulteriore approfondimento invito a leggere questa scheda fatta per l’Ecomuse del Paesaggio Orvietano, fatto grazie al contributo attivo di tutta la popolazione parranese
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