Stemma Marchesi Manca

Tra vari stendardi e drappi a Parrano ne troviamo uno con il motto “LABOR OMNIA VINCIT”, lo stemma quasi sicuramente appartiene ai Marchesi Manca ed è così descritto:

Di rosso al sinistrocherio armato d’argento movente dal fianco destro ed impugnante una spada al naturale alta in palo; in punta dello scudo un elmo d’argento di fronte, semiaperto, ornato di 3 penne di struzzo d’argento e d’azzurro.
Motto: LABOR OMNIA VINCIT.

Stemma Marchesi Manca

Grazie come sempre agli amici di:

http://www.iagiforum.info/

 

 

 

 

Orvieto Food Festival 2010 ecco il programma

Finalmente a circa due settimane dall’inizio dell’evento è uscito il programma di OFF&W (Orvieto Food Festival & Wine). Infatti il sito (www.orvietofoodfestival.it) che fino a ieri era vuoto oggi si presenta completo di info e appuntamenti. La manifestazione si presenta suddivisa in sei sezioni:

Prologo

Aperitivi a Km 0

Convivia

Incontri

Notturnoff

off collateral

Si parte quindi il 18 novembre 2010 con una mostra in Duomo nella Cappella Nova dell’opera “La Comunione degli Apostoli”, per poi passare sempre nella cattedrale con un Concerto d’organo del Maestro Giorgio Revelli.

Orvieto orfana di una maifestazione che sapesse dare nuovo slancio alle sue millenarie tradizioni enogastronomiche, ricordiamo che Orvieto con Gusto è stata ormai soppressa da due anni, cerca così di rilanciare la propria immagine soprattutto per quanto riguarda il vino. Infatti da sottolineare l’aggiunta della “W” nel nome dell’evento che inizialmente era stato ribattezzato OFF mentre ora, troviamo anche la voce Wine, una voce tanto importante quanto tanto travagliata per la Rupe tufacea famosa anche e soprattutto per il proprio vino, che per incapacità o per litigiosità non è mai stato promosso in maniera adeguata. Orvieto dunque nutre il corpo ma anche la mente come recita il motto, infatti oltre agli “aperitivi a km 0″ sono presenti anche i “convivia”, cene che affronteranno diversi temi, dal software libero alla simbologia della Massoneria, il tutto ad un prezzo di 35€. Interessanti anche gli incontri, molto vari anche questi, si passa infatti da Eugenio Scalfari che parla del concetto della modernità attraverso al presentazione del suo libro “Per l’alto mare aperto” fino ad arrivare al Risorgimento, con l’utimo incontro dal titolo “Bella e perduta. L’Italia del Risorgimento”, ovviamente per festeggiare i 150 anni dell’unità d’Italia non poteva mancare. Incontro interessante anche con Heinz Beck, chef del ristorante “La Pergola” dell’Hotel Cavalieri Hilton di Roma, presenta il libro “l’ingrediente segreto”: la filosofia e le passioni di un grande maestro del gusto. Interessante la sezione notturnoff con molti stimoli sensoriali, dai bravissimi Petramante che suoneranno il loro ultimo album “E’ per mangisarti meglio” sabato 20 al Magazzino delle Idee o “Sete di Pixel”, un viaggio audiovisivo molto curioso sempre al Magazzino delle Idee. Altro evento molto stuzzicante “La Gialletta”, una cena musicale, na storia di “cibi in viaggio” tra le sponde del Mediterraneo, un rito di sapori e suoni che sa di Grecia, di Italia, di Spagna e Portogallo, ma anche di Maghreb e Medio Oriente, con un piatto fatto di pochi e poveri ingredienti come il pane duro, pomodori, ceci e tanti aromi.

OFF&W è alla prima edizione, speriamo che possa crescere e migliorarsi anche negli anni futuri, certo a mio giudizio manca un tema più specifico con cui amalgamare i diversi ingredienti, è vero il protagonista è sua succulenza l’Enogastronomia ma forse era il caso di fissare un “Topic” che leghi gli incontri dai concerti un pò come fanno poi i granti festival. L’impressione invece è quella di un gran pentolone con tante cose buone messe a cuocere, un bel minestrone con ortaggi e legumi, che emana un buon profumo e speriamo anche abbia un buon sapore, ma che si esaurisce una volta assaggiato un singolo cucchiaio. Altra cosa invece sarebbe stata organizzare un bel pranzo, con un menù a tema, che ne so a base di “Tartufo” (tanto per rimanere in tema rispetto al post precedente…) e serviere le portate dall’aperitivo al dolce in maniera tale che il fruitore possa gustarsi il Festival e la Città per tutti e quatro i giorni…altrimenti siamo sempre al solito mordi e fuggi.

p.s. Parlando anche con altri amici devo dire che l’accostamento dei colori Verde, Viola, Rosso e Nero sia molto audace!! Come dicevo è la prima edizione quindi in bocca al lupo a tutti!

p.p.s Cavolo inoltre c’è una grande carenza di “social button”…magari sarò fissato io però creare un evento senza attivare tutti i canali come Twitter, Youtube, Streaming, Facebook mi sembra una mancanza veramente pesante…speriamo si rimedi…

p.p.s uptade…mentre vagabondavo per fb ecco che mi imbatto in OFF! Finalmente, guardo e taaac ecco l’orribile account…posto un aggiornamento di stato taggando proprio OFF ed esprimendo il mio dispiacere per il fatto che avrei preferito una fan page e magia dei social networe taak OFF in persona mi risponde linkandomi nientepopodimeno che la Fan Page di OFF (http://www.facebook.com/pages/OFF-Orvieto-Food-Festival/144918428888746?v=wall#!/pages/OFF-Orvieto-Food-Festival/144918428888746) anche se avrei anche qualcos’altro da dire ma magari lo comunicherò direttamente ad OFF…come ripeto Orvieto ha assolutamente bisogno di manifestazioni del genere e desidererei che venissero fatte nel miglior modo possibile! Buon OFF a tutti!

Roberto Filippetti ci guida nel “cuore” della mostra “Caravaggio, l’urlo e la luce”

Il Professor Roberto Filippettici ci guida alla scoperta del cuore della mostra da lui curata, ovvero le scene che narrano la vicenda di San Matteo in San Luigi dei francesi a Roma, uno spettacolo teatrale in tre atti: Matteo chiamato (vocazione), per un compito (scrivere il vangelo) e per un destino glorioso(attraverso il martirio.

Quinta edizione del Festival internazionale “Arte e Fede”, quest’anno dedicato, al tema “Vocazioni e passioni. Ad inaugurare ufficialmente il Festival è stata la mostra “Caravaggio l’urlo e la luce”, curata dal professor Roberto Filippetti visitabile dal 26 maggio fino al 13 giugno a Palazzo dei Sette. La mostra si divide in cinque stanze, dove le 31 opere, riproduzioni a grandi dimensioni e ad alta definizione digitale, si suddividono in maniera tematica, nella prima stanza troviamo le pitture cosiddette “comiche”, con il famoso bacco. Il visitatore viene introdotto nella grandiosità dell’arte caravaggesca, una pittura urlata, occhi sbarrati e teste mozzate, per poi passare ad una pittura più carnale, nella stanza della madre e il bambino, nella quarta stanza troviamo il redentore, con il racconto dei tre giorni del “triduo pasquale” dalla morte alla resurrezione del cristo. Nella quinta stanza troviamo i testimoni, ovvero coloro che avranno l’arduo compito di tramandare gli insegnamenti di gesù ai posteri. Infine l’epilogo, dove con una straordinaria verità carnale, Cristo risorto afferra energicamente la mani di Tommaso e ne guida l’indice ben dentro la piaga gloriosa. L’urlo che si manifesta nella straordinaria arte realistica del caravaggio ma anche la luce, ed è proprio grazie a quest’ultima che la nostra esistenza non precipita nel nulla ma anzi viene chiamata alla salvezza.

Claudio Strinai: “L’idea del bello nelle arti figurative e nella pittura”

Sabato 8 maggio, ad Orvieto, presso il museo chiesa di S. Agostino, l’Associazione Livio Orazio Valentini si è presentata alla città. L’occasione è l’incontro con l’intellettuale Claudio Strinati (Ministero per i beni e le attività culturali) accanto al giornalista Guido Barlozzetti sul tema “L’idea del bello nelle arti figurative e nella pittura”.

Il Prof. Strinati ha così illustrato quello che nel mondo dell’arte è il concetto del bello, tracciando un perimetro in cui ha rinchiuso con sapiente abilità, la millenaria discussione di quale, fra le arti figurative, fosse la migliore. Lo scontro, focalizzato su scultura e pittura, dopo un’ampia riflessione si conclude a favore della pittura, arte che secondo Strinati riesce meglio di tutte a far comprendere l’idea del bello. Un viaggio attraverso i protagonisti dell’arte italiana, partendo dalla “bibbia” degli storici dell’arte, “le vite” del Vasari, dove da buon aretino come Michelangelo, individua nella scultura l’arte più vicina a Dio e quindi migliore, infatti le sacre scritture narrano di un Dio demiurgo, il quale dopo aver dato forma e plasmato l’uomo lo anima con un soffio di vita. Statue, come quelle che disposte lungo le pareti della chiesa di S. Agostino, osservano serie e severe lo svolgimento della lezione, solamente due sculture rimangono “distratte” nel loro eterno gioco di ruoli, dietro al Professore, l’annunciazione del Mochi, con la Madonna e l’angelo annunciante, coinvolte in prima persona nella lezione di Strinati. Annunciazione da cui si possono imparare molte lezioni non solo sulla bellezza e sull’approccio che ognuno di noi ha con le opere d’arte ma anche sull’amministrazione dei beni culturali. Strinati ricorda il lungo periodo di oblio, che queste statue vissero, nascoste dalla vista del grande pubblico. Proprio questa composizione, in cui ci sono molteplici punti di vista, il Mochi riuscì a trasformare un concetto in uno stile, in una verità, Mochi fu uno dei primi artisti che impose all’osservatore il problema del punto di vista. L’annunciazione così diventa una composizione d’immagini differenti, dalla più sgradevole alla più sublime, ed è proprio da questa varietà che scaturisce la potenza enorme dell’annunciazione, la diversità nell’unità e viceversa. Strinati, dopo la scultura, passa alla pittura, raccontando al pubblico attento, curiosi episodi di eminenti artisti come Leonardo da Vinci e Caravaggio. Il genio fiorentino prediligeva la pittura, perché più “nobile”, in quanto durante la pittura si poteva conversare e dibattere su diversi argomenti. Lo sculture invece era più vicino alla vita vera, quella fatta di fastidi e dispiaceri, mentre la pittura allontana la pesantezza della quotidianità, è più distaccata e quindi la nobilita profondamente. Leonardo, grande pittore, influenzò moltissimo anche il Caravaggio, che studiando nella Milano di fine cinquecento fu sicuramente colpito dall’ultima cena. Proprio da quell’opera il Caravaggio carpì l’essenza della bellezza, che poi ripropose nella prima opera esposta oggi a Roma, alle Scuderie del Quirinale per la mostra a lui dedicata, ovvero uno dei quadri più piccoli da lui realizzati, un canestro con mele, fichi e foglie. Caravaggio, seguendo la lezione di Leonardo, volle così dimostrare la bellezza della sua pittura, e lo fa attraverso un semplice canestro con la frutta, perché il pittore vede dentro le cose che rappresenta i nobili sentimenti che non sono espressi nel quotidiano. È l’artista, che vede, con il suo occhio l’oggetto e lo rappresenta, non è bello in se quello che viene rappresentato ma come viene rappresentato. Strinati conclude citando le antiche sculture greche che si ispiravano alla vitalità agonistica: “l’Angelo del Mochi è una figura vittoriosa e quindi è bella, perché è bello il frutto della vittoria di ciascuno di noi su noi stessi. Ogni volta che conseguiamo un risultato profondamente desiderato ci sentiamo belli, ma è l’arte che lo insegna tramite le opere di grandi artisti come ill Mochi, Leonardo, Caravaggio, Michelangelo”.