Stemma famiglia Bonelli

Stemma collocato sopra l’ingresso principale (porta orvieto) di Salci, piccolo borgo abbandonato nelle campagne tra Umbria e Toscana. Lo stemma qui riprodotto è quello dei Bonelli, originari di Bosco (diocesi di Tortona) che, imparentati con la concittadina famiglia di papa San Pio V, ottennero da quest’ultimo il ducato di Montanara e Salci (1570). Inquartato, al 1° e 4° bandato d’oro e di rosso, al 2° e 3° d’argento, a tre bande ondate, d’azzurro, con il capo d’argento, carico di un bue di rosso, lo stemma è inoltre inquartato, appunto, con l’insegna Ghislieri (che ha come stemma un bandato d’oro e di rosso). Tutte le informazioni relative agli stemmi nobiliari provengono da questo sito, http://www.iagiforum.info, i Nostri Avi, un interessantissimo forum dove si discute del complesso mondo dell’araldica.

Ad Orvieto sempre più certo il Fanum Voltumnae

Lentamente, scavo dopo scavo, anche i dubbi più radicati stanno lasciando spazio ad una consapevolezza sempre più forte, presso il sito “Campo della Fiera”, gli Etruschi effettuavano grandi cerimonie religiose e civili. Nessun dubbio ormai lo ha anche il Direttore degli scavi, la Prof.ssa Simonetta Stopponi, certa dell’edintificazione del Fanum Voltumane qui, ai piedi di Orvieto. Venerdì 9 aprile 2010, presso palazzo Coelli, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto, è stato illustrato dalla Prof.ssa Simonetta Stopponi, Ordinario di Etruscologia e antichità italiche presso l’Università di Perugia e dal 2000 direttore delle ricerche archeologiche in località Campo della Fiera, ha inteso ribadire l’estrema importanza del luogo oggetto d’indagine. Infatti all’interno della grande area indagata, circa tre ettari di scavi, sono emersi numerosissimi reperti e testimonianze che sempre più sicuramente attribuirebbero a Campo della Fiera l’identificzione con il Fanum Voltumnae santuario federale dell’Etruria. Un luogo leggendario, cercato da molti ma mai, fino a questo momento, nessuno era riuscito a dare una identificazione geografica precisa. Oggi dopo anni di scavi, che hanno evidenziato una frequentazione ininterrotta per circa 1900 anni. I reperti più antichi risalgono infatti al VII secolo a.C., mentre quelli più recenti alla peste del1348, anno che segna la fine della frequentazione del sito. In questi 1900 anni c’è tutta la storia, documentata da frammenti di statue etrusche, frammenti di vasi greci, terme romane edificate sopra strutture etrusche, monete e busti romani, (vedi il busto di Geta) una chiesa medievale, “San Pietro in Vetere”, del IX secolo d.C edificata su strutture del VI secolo d.C, fino ad una deposizione multipla di un gruppo di appestati uccisi dalla peste nera del 1348, per poi cadere in disuso fino a quando la zona non venne riabilitata nell’800 come mercato di bestiame e poi come primo campo di calcio degli orvietani. Il santuario era composto da una gigantesca strada basolata, larga sette metri che collegava Orvieto con Bolsena. Sorgeva al suo interno numerosi templi, due in particolare sono stati individuati dove non è stata trovata ceramica romana, il primo, scavato solo in parte, in attesa di nuovi finanziamenti, presenta una struttura in blocchi di tufo edificato con la stessa tecnica di Giove Capitolino a Roma. Proprio in questa zona sono stati rinvenuti i resti più antichi dello scavo, rialenti all’VIII secolo a.C.. Difronte al basamento del tempio emerge una fontana con uno sgocciolatoio a forma di leone. Emergono anche frammenti di una statua di marmo di Paros, e tutto intorno, buttati l’uno sopra l’altro c’erano altari etruschi.

Vicino sorgeva la chiesa di San Pietro in vetere del IX secolo ad un’unica navata che sorge su strutture etrusche, romane e del VI secolo, infatti emergono mosaici simili a quelli della chiesa di Sant’Andrea. Frequentazione ininterrotta del sito, fino alla peste del 1342 come testimoniano i due scheletri rinvenuti in una sepoltura. Questo sito sarà poi utilizzato nell’ottocento come mercato di bestiame e come primo campo di calcio degli orvietani. In mezzo a questo grandioso spazio votivo, si apriva un’ampia strada basolata, larga circa sette metri e fiancheggiata da sottobasi che sorreggevano o altari o statue, la strada sarà poi rialzata, proprio utilizzando altari etruschi e perfino statue greche, da qui il ritrovamento della statua realizzata con il marmo dell’isola di Paros del VI secolo a. C. Orvieto è tra le città etrusche che ha restituito più frammenti statuari in marmo greco. Ritrovato anche un bellissimo blocco di pietra scolpito a forma di testa d’ariete è il terzo esemplare trovato sotto la Rupe, gli altri due esemplari vennero ritrovati alla Cannicella. Ritrovate anche i ruderi di un complesso termale romano, probabilmente di una casa di un “pretore” romano, un’autorità importante per i romani. Importantissima scoperta, vicino a questa “via sacra” è stata quello di una coppa molto particolare che fissa ad Orvieto l’inizio della sua produzione e non a Chiusi come molti ipotizzavano. In questo scavo inoltre è stato ritrovato un vaso greco del VI secolo a.C., un’anfora bombata di color ocra decorata con tratti di nero circolari per orizzontale. Emergono anche rivestimenti in bronzo per un carro di una biga, un tritone che si carezza la barba, una palmetta, una gorgone per la prima volta rappresentata con sembianze femminili. Ritrovato anche un deposito votivo della fine de VI secolo a. C. del , con un piede di vaso sempre in bronzo, con un mostro anguipede come sono stati trovati a S. Domenico ad inizio novecento, un vasetto rivestito d’argento e un ferro sistemato amorevolmente sopra la coppa di bucchero, qui i romani non arrivarono mai. Nella parte centrale, vicino alle terme romane dentro al recinto sacro si erigeva un tempo mentre nella parte meridionale si trova un pozzo per le purificazioni. Nei pressi di uno dei due pozzi ci sono testimonianze di doni votivi romani, come attestano i due bicchieri e le monete con l’effige dell’imperatore Tiberio e ancora frammenti di vasi greci, che testimoniano la ricchezza del mercato etrusco.

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