La “terra sigillata” di Scoppieto

Piatti-e-ciotole(foto da: scavo-archeologico-scoppieto)

Scoppieto è una piccola località in comune di Baschi, sulla sponda sinistra del Tevere, compresa in età romana nel territorio della colonia di Tuder (Todi). L’università di Perugia ha avviato dal 1995 uno scavo archeologico a cura del Dipartimento di Scienze Storiche dell’Antichità e diretto dalla professoressa Margherita Bergamini, scavo che quest’anno giunge alla XIII campagna. L’attività ha portato nel corso di questi anni ad importanti risultati, sia dal punto di vista scientifico sia ai fini della valorizzazione del territorio, compreso nell’area protetta del “Parco del fiume Tevere”. Il sito, infatti, occupa un ampio pianoro sulla sommità di un altura a circa 480 metri di altitudine. Gli scavi stanno evidenziando una continuità di frequentazione dal IV sec. a.C. fino agli inizi del V sec. d.C.. Esso rappresenta un caso emblematico della centralità della via fluviale nell’occupazione del territorio, sia in età preromana che in età romana. Le ricerche, come sempre accade spesso in ambito archeologico, sono iniziate casualmente, in seguito alla individuazione di un’area a forte concentrazione di frammenti ceramici affiorati in superficie durante i lavori agricoli. Sul terreno non emergevano strutture e dopo ripetute ricognizioni si è proceduto ad effettuare prospezioni geologiche, che hanno consentito di localizzare la presenza di muri sommersi e di avviare lo scavo. Tra questi frammenti spiccavano scarti di lavorazione che lasciavano intuire l’esistenza di un’attività produttiva di un particolare tipo di ceramica fine, che si usava sulle mense nella prima età romana imperiale (I sec. d.C.), la cosiddetta terra sigillata. Questa ceramica ha la caratteristica di essere firmata ed è proprio la presenza di questi “bolli” a fornire indicazioni di ordine storico-economico: la distribuzione dei prodotti firmati, infatti, consente la ricostruzione degli scambi commerciali.

Focus

A dieci anni dall’inizio degli scavi si conosce gran parte della manifattura, la cui superficie si estende per circa 1800 mq. Si tratta di un vero e proprio quartiere, del quale sono stati individuati nove vani, in parte adibiti alla lavorazione, oltre alla fornace e alle vasche di decantazione e a un ampio spazio aperto adibito all’essiccazione dei manufatti. La produzione più importante interessava il vasellame da tavola prodotto da più artigiani, che firmavano i loro vasi individualmente. Elevatissimo è il numero dei pezzi firmati, a documentare l’attività di un numero ancora non definibile di vasai, in parte contemporanei, in parte succedutisi nel tempo. I nomi che prevalgono sono quelli dei membri della gens Plotidia. Il picco della produzione si colloca in età neroniana (54 – 68 d.C.), ma è evidente il suo prolungamento fino all’età domiziana (81 – 96 d.C.). Accanto a servizi di piatti da tavola, la manifattura produceva lucerne fatte d vari materiali, fra cui quello ceramico era il più economico e diffuso. Importnte il contributo e la collaborazione delle istituzioni amministrative, oltre alla soprintendenza Archeologica per l’Umbria: lo scavo è finanziato dall’Università – a cui è dato in concessione dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali – ed è sostenuto dalla Regione dell’Umbria , dalla Provincia di Terni, dal Comune di Baschi, dall’Ente Parco Fiume Tevere e dalla fondazione Cassa di risparmio di Orvieto.

Economia vecchia e nuova

L’economia è una cosa seria, che ha origine con l’uomo stesso. Questo centro di produzione di manufatti di ceramica rispecchia a pieno i cicli socio-economici che investono da sempre i popoli di tutto il mondo. Oggi con mezzi diversi ma con gli stessi risultati.

Questo complesso ebbe un’attività intensa, che nel periodo di maggiore splendore fu caratterizzata da una buona qualità e ampia diffusione, raggiungendo, grazie alla utilizzazione del Tevere, i centri principali della Spagna e della costa africana, fino ad Alessandria d’Egitto. Poi , alla fine del I – inizi del II sec. d. C. la produzione si contrasse fino a cessare. In concomitanza con l’arrivo sui mercati italici delle ceramiche africane la manifattura fu smantellata, su di essa sorse un quartiere abitativo e le eportazioni lasciarono il posto alle importazioni delle sigillate africane, più grossolane e di minor costo.

Per tutti coloro che volessero un approfondimento ulteriore su questo sito archeologico vi segnalo l’indirizzo internet dello scavo “www.unipg.it/dssa/scoppiet/.htm”, inoltre a Giugno ad Orvieto sarà presentato la prima pubblicazione riguardante gli scavi di Scoppieto.