Ci troviamo a Monteleone d’Orvieto, piccolo paese dell’alto orvietano. La conformazione del borgo è quella tipica medievale, adagiato su di una collina, fortificato ben si prestava alla funzione di controllo e difesa di queste terre di confine. Insieme ad altri fortilizi come Parrano, Montegabbione, Castel Di Fiori e Montegiove, costituiva gli ultimi avamposti orbitanti intorno alla potente città di Orvieto. Ed è proprio grazi a questa sua posizione limitrofe con un altro importantissimo centro medievale, quello di Castel della Pieve, che oggi possiamo ammirare un dipinto del Perugino, o per lo meno della sua scuola. La tavola è custodita all’interno della chiesa dedicata a San Pietro e San Paolo. Sistemata dietro l’altare maggiore, domina l’intero atrio. È costituita da tue elementi, una tavola di due metri e cinquanta per due metri, più una mezzaluna larga un metro e mezzo, anch’essa di legno. Vi è raffigurata una Madonna in trono con il Gesù bambino in piedi sulle ginocchia. Ai lati fanno la loro comparsa i due santi patroni del paese. San Pietro sulla sinistra, riconoscibile dalla chiave e dal libro che stringe nelle mani e San Paolo sulla destra, il quale impugna con entrambe le mani una spada di un rosso opaco. Sopra i due santi, come da schema peruginesco, due angeli, il tutto sormontato dal Cristo risorto affiancato da altri due angeli. I colori e le prospettive sono quelle tipiche del divin pittore, realizzate con la consueta tecnica detta dello spolvero. Ovvero la realizzazione dei disegni tramite sagome prefabbricate e più volte riutilizzate. Ciò consentiva la realizzazione di numerose opere quasi in serie, da parte della sua bottega. Questa tecnica però a lungo andare decretò il declino del Vannucci, ormai obsoleto e superato dai nuovi pittori rinascimentali, tra cui Raffaello, suo allievo. Sicuramente anche questo dipinto fu realizzato nella bottega del Perugino, intorno al 1515, su cartoni utilizzati anche per altri dipinti (da notare la somiglianza del Cristo nella mezza luna con il l’altra opera del Vannucci, “il Cristo in pietà”). L’opera per gran parte fu realizzata da un aiuto del divin pittore, tal Giacomo di Ser Guglielmo da Castel della Pieve, uno degli allievi migliori di Pietro Vannucci. Analizzando a fondo la tavola emergono due elementi che spiccano più degli altri per raffinatezza e precisione. Sono il San Paolo ed il Cristo risorto, che mostrano l’intervento di una maestranza superiore, da identificare con Pietro Vannucci. La tavola conserva anche una altro “mistero”, infatti sul volto delicato della madonna, rimangono evidenti i segni di una bruciatura. La tradizione vuole che quei segni siano il risultato di una candela devozionale accesa da un fedele e posizionata troppo vicino al dipinto.
Pietro Vannucci detto il Perugino
Nasce a Città Della Pieve nel 1450, muore di peste a Fontignano di Perugia nel 1523. Il maestro si forma nella bottega fiorentina di Andrea del Verrocchio e Piero della Francesca. Una delle prime opere conosciute del pittore è un affresco rappresentante San Sebastiano, nella chiesa di Cerqueto (PG), del 1478.
Nel 1481 lo troviamo a Roma, dove la sua fama di artista divino lo avevano portato alla corte del Papa Sisto IV per la decorazione della cappella Sistina, insieme ad altri illustri contemporanei: Ghirlandaio, Botticelli e Cosimo Rosselli.
Nel 1485 otterrà la cittadinanza onoraria di Perugia, da cui deriva il suo soprannome “Perugino”. Tra il 1486 ed il 1498 lavorerà moltissimo tra Firenze e Perugia. Lo troviamo ancora nel capoluogo umbro tra il 1496 ed il 1498 per la realizzazione nella chiesa di San Pietro de “L’Ascenzione”, nel Nobile Collegio del Cambio, di cui affrescherà le pareti. Realizzerà una pala d’altare per la Certosa di Pavia. Una delle sue ultime opere “il trionfo della castità” realizzate su commissione di Isabelle D’Este verrà duramente criticata, segno che il suo modo di dipingere era ormai superato e non più consono con i gusti dell’epoca. Tra i suoi maggiori allievi va ricordato Raffaello Sanzio.
[Foto]: Wikipedia
[Testo]: mensile “la Città” – Novembre 2006

