Luca Signorelli ed il Vino

resurrezione della carne

Luca d’Egidio di Ventura, nato a Cortona nel 1445, ed allievo di Piero della Francesca, fu uno dei personaggi più illustri ma anche più singolari che la rupe ebbe modo di ospitare. Come ci riferisce il Vasari, l’illustre pittore, ormai affermato e conosciuto conduceva una vita agiata. Sempre attento alla moda, amava vestire gli abiti più eleganti creati con i migliori tessuti. L’artista chiamato così in Orvieto, nel 1499, ad affrescare la Cappella Nova, grande intenditore di prospettiva e di pittura, ma anche raffinato buongustaio, rimase particolarmente colpito dalla bontà del vino orvietano. Così nel contratto che stipulò con l’Opera del Duomo di Orvieto, fece includere anche la consegna annuale di circa mille litri di vino all’anno per se e per i suoi collaboratori “Item che la fabrica sia obligata a darli, per lo tempo che lui lavora continuo, dui quartenghe di grano al mese e dodice some di mosto per ciascun anno alla vendebia incomensando alla vendebia proxima che verrà”. Visti i risultati ottenuti, mai vino fù meglio offerto..

Foto tratta da: Kliò [Flickr.com]

Articolo pubblicato sul mensile “la Città”  – Ottobre 2006

Le porte del Duomo di Orvieto

Orvieto, il Duomo.

Nel lontano 1290, anno di inizio del Duomo orvietano e per i successivi sei secoli, non venne a nessuno il pensiero o l’idea di munire la grandiosa cattedrale di altrettanto grandiose porte. Mentre architetti ed artisti curavano i particolari architettonici più minuti e le decorazioni più svariate, i tre varchi d’accesso principali rimanevano modestamente occupati da porte lignee, semplici e senza motivi ornamentali. Ma è nell’ottocento che l’idea di nuove porte si farà sempre più concreta. Sarà proprio il Fumi, impegnato nei restauri del Duomo a proporre la creazione di nuovi portali. Sull’onda delle celebrazioni del VI centenario della fondazione della cattedrale e del Congresso Eucaristico, che si stava svolgendo sulla Rupe, il Fumi propose all’Opera del Duomo ed all’arch. Giuseppe Sacconi, l’autore dell’altare della patria, di realizzare delle porte. Gli anni passarono ed il Sacconi non fece pervenire alcun progetto. Dovremo attendere il 1928, anno in cui l’Opera del Duomo decise di indire un concorso per la realizzazione di suddette. Oltre allo scarsa partecipazione nessuna delle opere convinse la Commissione, cosicché fu indetto un nuovo concorso nel 1930. Anche questa volta la Commissione non fu soddisfatta ma individuò nei bozzetti di Alfredo Biagini quelli più interessanti, tanto da affidargli il compito di un nuovo studio. Quest’ultimo provocò furiose polemiche a livello nazionale, ed il progetto infine venne bocciato. Passarono sedici anni e nel 1959 l’Opera del Duomo, deliberò di assegnare i lavori di realizzazione allo scultore Francesco Messina. L’opera si sarebbe potuta realizzare solo trovando un mecenate disposto a pagare le ingenti spese occorrenti. Questi finanziamenti non si trovarono ed una lunga indecisione dell’artista nel presentare i bozzetti portarono la Fabbriceria a revocare l’incarico. Finalmente nel 1962 l’incarico venne assegnato ad un altro scultore, Emilio Greco. Dopo aver individuato il materiale, bronzo di prima qualità, si passò ad individuare il tema: nella porta centrale “le opere di misericordia” mentre in quelle laterali “composizioni di angeli”. Finalmente il 21 novembre 1962 il consiglio di amministrazione approvò definitivamente i bozzetti ed affidò ad Emilio Greco la costruzione delle porte. Una volta disegnate e fuse nel 1964 rimasero per ben sei anni appoggiate alle colonne della navata centrale del Duomo. Violente polemiche imperversarono sul loro effettivo valore artistico oltre al timore che potessero danneggiare l’omogeneità artistica della meravigliosa facciata. Infine il ministro della Pubblica Istruzione, Misasi, ne ordinò l’installazione e tramite un decreto ministeriale ne autorizzò la messa in opera che avvenne nella notte del dieci agosto 1970. Terminava così, con un atto di forza, una questione secolare che aveva coinvolto non solo la città ma tutti gli amanti dell’arte. Oggi, a distanza di tempo, queste porte non sembrano creare quello stravolgimento stilistico da molti pensato. Un turista o un semplice passante rimangono ancora incantati dall’armonia e dallo splendore della facciata.

porte-duomo21Articolo pubblicato sul mensile “la Città” – Ottobre 2006

Calìo

Vino
Denominazione: Calìo
Classificazione : I.G.T.
Tipologia: Rosso
Annata: 2007
Produttore: Viticoltori Associati di Canicattì
Esame Visivo
Limpidezza Limpido
Trasparenza Poco Trasparente
Colore
Tonalità Rubino con riflessi porpora
Intensità Intenso
Fluidità Poco Denso
Esame Olfattivo
Intensità: Intenso
Qualità
Franchezza: Schietto
Finezza: Fine
Complessità Sottile / Complesso
Natura del Profumo: Fruttato
Esame Gustativo
Corpo: Di Corpo
Elementi di Morbidezza:
Alcolicità: Caldo
Morbidezza: Rotondo
Zuccheri: Secco
Elementi di Durezza:
Acidità: Fresco
Sapidità: Legg. Sapido
Tannicità: Giustamente tannico
Equilibrio Suff. Equilibrato
Sensazioni Retro Gustative
Aroma in bocca
Intensità: Intenso
Qualità: Fine
Fin di Bocca (P.A.I.): Suff. Persistente
Stato evolutivo: Pronto – vino giovane

Gewürztraminer

Vinogewurztraminer-2007
Denominazione: Gewürztraminer
Classificazione : D.O.C.
Tipologia: Bianco
Annata: 2007
Produttore: Colterenzio
Esame Visivo
Limpidezza Limpido
Trasparenza Trasparente
Colore
Tonalità Giallo Paglierino con riflessi d’orati
Intensità Intenso
Fluidità Denso
Esame Olfattivo
Intensità: Molto Intenso
Qualità
Franchezza: Schietto / Molto Schietto
Finezza: Fine
Complessità Complesso / Sottile
Natura del Profumo: Floreale
Esame Gustativo
Corpo: Di Corpo
Elementi di Morbidezza:
Alcolicità: Molto Caldo
Morbidezza: Rotondo
Zuccheri: Secco
Elementi di Durezza:
Acidità: Fresco Vivo
Sapidità: Sapido / Legg. Sapido
Tannicità: —-
Equilibrio Equilibrato
Sensazioni Retro Gustative
Aroma in bocca
Intensità: Molto Intenso
Qualità: Fine / Molto Fine
Fin di Bocca (P.A.I.): Molto Persistente
Stato evolutivo: Pronto – vino giovane