Una piramide grande d’ottone dorata ed ornata di smalto con figure, dentro la reliquia di San Savino. Questa è la breve descrizione che il Priore di San Giovenale, Pietro Puggini, fa del reliquiario nel 1828. Pochi anni dopo nel 1847 sarà donato all’Opera del Duomo. L’antica chiesa di San Giovenale, che lo custodì per 500 anni, ormai fatiscente non poteva garantirne la sicurezza. Questo reliquiario a forma di tempietto, con un architettura decisamente gotica, fu realizzato intorno al 1340 da Ugolino di Vieri e Viva di Lando. Il primo ebbe l’onore e la maestria di realizzare e firmare il reliquiario del corporale. Entrambi senesi, lasciarono ad Orvieto una delle rarissime opere firmata da entrambi, come si può leggere nello zoccoletto sotto la statuetta della Madonna “UGHOLINUS ET VIVA DE SENIS FECIRUNT ISTUM TABERNACULO”. Oltre a questa scritta non rimane praticamente alcuna traccia di una qualsiasi documentazione dell’opera. Da chi fu commissionata? Perché? quanto costò? Tutte domande che rimangono in sospeso. Cosa assai strana se si pensa che, al contrario dell’altro reliquiario realizzato da Ugolino, si sa praticamente tutto. Alla struttura gotica si contrappongono le figure sobrie e più tornite delle statuette della Madonna e del Santo. Influenze lorenzettiane, che si raffrontano con forza al complesso di microsculture del reliquiario del corporale, dove i panneggi sono grovigli nervosi. Tutto intorno al reliquiario troviamo alcuni smalti traslucidi che narrano la vita del Santo. Ma chi era questo San Savino? Da diverse fonti emerge che era molto venerato ad Orvieto in antichità, soprattutto nel quartiere Olmo dove sorge la chiesa intitolata sia a San Giovenale che a San Savino. È curioso notare che questo santo oltre ad essere vissuto molti secoli prima della realizzazione di suddetto reliquiario, (fine del V e la metà del VI secolo), non era nemmeno del posto. San Savino fu vescovo a Canosa, in Puglia, terra di confine con l’oriente ortodosso. Questo favorì la sua carriera di uomo di dialogo tra la chiesa di Roma e quella di Bisanzio. Come il suo culto arrivò ad Orvieto rimane un mistero, forse grazie ai Benedettini, in quanto fu contemporaneo e confidente di San Benedetto. Le sue reliquie, secondo un documento dell’archivio della curia vescovile di Orvieto, sono presenti sulla rupe già nel 1284, purtroppo sia Canosa che Bari, rivendicano di possedere le vere reliquie del Santo. Il reliquiario con il suo tempietto esagonale avrebbe dovuto ospitare il cranio, o parte di esso, tuttora perduto in un oblio che avvolge l’intera opera e da cui non sarà facile riemergere.
Confronto tra la parte terminale del Reliquiario ed un disegno del campanile di Firenze realizzato da Andrea Pisano databili 1340 e custoditi nell’archivio dell’Opera del Duomo di Pisa.
MAGISTRUM UGOLINO ET SOTIOS AUREFICIES DE SENIS
Ugolino di Vieri, figlio di Maestro Vieri di Ugolino, orafo senese. Ebbe due fratelli, Luca di Vieri e Domenico di Vieri, pure esse orafi. Si ignora la data di nascita. Ugolino dovrebbe esser nato ai primi del secolo, considerando la sua posizione di tanto rilievo nel Reliquiario del Corporale del 1337. Le prime notizie documentate risalgono al 1329 e al 1332, anno in cui fu pagato per la lavorazione di una coppa. Nel 1343 lavorava a Siena, alla racconciatura e brunitura, della Coppa dei Consoli della Mercanzia. Nel 1357 andò come ambasciatore della Repubblica senese a San Giminiano e a Pistoia. La sua data di morte è collocata tra il 1380 e il 1385, anni in cui la figlia Jacopa è detta “del fu Ugolino di Maestro Vieri”. Non si conoscono opere sicure del solo Ugolino. Lo stesso reliquiario del Corporale è opera di più collaboratori. Così come il reliquiario di San Savino, realizzato con Viva di Lando, con cui realizzerà anche un calice un tempo in San Domenico a Perugia.
Foto del Reliquiario di proprietà dell’Opera Del Duomo Di Orvieto
Articolo pubblicato sul mensile “la Città” – Settembre 2006

